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lunedì 16 luglio 2007

Per i più pigri...addio al telecomando

SYDNEY - Dito indice e medio in segno di vittoria, ben presto potrà significare anche un'altra cosa: «cambia canale». Basta alzarsi dalla poltrona per cercare il telecomando; i programmi in tv (e non solo) si gestiranno da casa con sei semplici gesta della mano. La novità arriva dagli scienziati australiani dell'Università di Wollongong, a sud di Sydney, con a capo i due ingenieri Prashan Premaratne e Quang Nguyen. Il nuovo dispositivo che intende mettere presto in soffitta il vecchio telecomando potrebbe rappresentare una nuova rivoluzione. In pratica, una scatoletta con una telecamera integrata sarà in grado di captare determinati movimenti delle dita e della mano e permetterà di cambiare canale; passare al lettore Dvd; spegnere o accendere l'impianto stereo. La videocamera, installata in questo nuovo tipo di controller e posizionata vicino al televisore, è fino a questo momento in grado di riconoscere sei gesta semplici della mano. Secondo gli inventori, il «telecomando manuale» potrebbe arrivare sul mercato entro tre anni: al momento il dispositivo è ancora in una fase di prototipo ed è necessario ulteriore tempo per la sperimentazione.

IN CINQUE MINUTI - Insomma, si dicono convinti gli scienziati australiani, a breve tutti gli elettrodomestici di casa nostra si potranno controllare con qualche cenno delle dita e della mano. Il pugno chiuso farà si che l'apparecchio si accenderà; il pollice verso consentirà di cambiare canale al televisore mentre la mano aperta di accendere o spegnere l'elettrodomestico. «Gesta che chiunque può imparare in soli cinque minuti», dice l'altro ricercatore Quang Nguyen. «Non è da sottovalutare che il controller sarà naturalmente in grado di distinguere tra i comandi reali e le semplici gesticolazioni di qualche membro familiare, amico o animale che in quel momento si trova nella stanza».

lunedì 7 maggio 2007

Bufale e scherzi, la top 25 del web

Al numero uno c'è il turista fotografato l'11 settembre 2001 in cima al World Trade Center, mentre uno degli aerei dirottati sta per schiantarsi contro il grattacielo. Ma nella lista figurano anche Craig Shergold - il bambino malato di tumore che lanciò un appello per ricevere cartoline d'auguri ed entrare nel Guinness dei Primati - e la «truffa alla nigeriana» - quella del milionario sconosciuto che chiede un prestanome discreto per sbloccare il suo conto in banca.
Sono alcune delle bufale, degli scherzi, delle leggende metropolitane e delle truffe più celebri della Rete che sono stati selezionati dalla rivista PcWorld.com.
Nella Top25 figurano anche il «Bill 602P», un fantomatico progetto di legge americano che vuole tassare di cinque centesimi ogni e-mail spedita, e le foto che smaschererebbero il «falso atterraggio sulla luna». E poi le offerte di denaro di Bill Gates, le immagini sull'autopsia degli alieni, il viso della Madonna che appare nella mozzarella di una pizza «margherita», la gang che uccide gli automobilisti che lampeggiano. Burle che vengono divise anche per periodi: tra quelle citate, due sono precedenti al 1990, dieci si sono diffuse tra il 1990 e il 1999, le altre sono successive al 2000. A rileggerli adesso, certi scherzi e certe bufale, viene da sorridere. Ma chi è disposto a giurare di non esserci cascato nemmeno una volta?

INCREDIBILE !!!!

«Hai sei mesi di vita». Un errore medico lo rovina
I medici gli avevano dato sei mesi di vita a causa di un tumore, così lui ha mollato il lavoro, ha venduto le sue cose e ha speso tutti i soldi in viaggi e ristoranti di lusso. Poi i medici gli hanno detto che la diagnosi era sbagliata, che non sarebbe affatto morto, e lui adesso è rovinato.
L'incredibile vicenda ha per protagonista il sessantaduenne John Brandrick, un ex impiegato comunale di Newquay, in Cornovaglia, divorziato e con due figli grandi, che ha raccontato al tabloid domenicale "People" come una buona notizia (il fatto di non essere malato di cancro) si sia, in realtà, rivelata una pessima notizia. «Ovviamente, è stato un sollievo sapere che non sarei morto – racconta l'uomo – ma ora non ho più niente».

martedì 17 aprile 2007

In Cina arriva la città per sole donne

L'iniziativa lanciata dall'Ufficio Turistico del piccolo distrettodi Shuangqiao per incrementare l'afflusso di turisti.


CHONGQING- La prima città per sole donne nasce in Cina. Anche se si tratta - per ora - solo di un'attrazione per i turisti. Secondo quanto riportato dal quotidiano Chongqing Evening News il 3 aprile scorso, Chongqing si appresta a divenire la prima città cinese dove gli uomini verranno detronizzati dal loro ruolo di capifamiglia e dove non sarà più permesso loro di fare la voce grossa. Sembra il sogno di tutte le donne o per gli uomini uno scherzo di cattivo gusto, ma il progetto è stato approvato, anche se per pure finalità turistiche e non come lancio di un improbabile movimento femminista.
IL PROGETTO - L'iniziativa non riguarda l'intera municipalità di Chongqing, la più estesa e popolosa municipalità con status di provincia della Repubblica Popolare Cinese con una popolazione di oltre 32 milioni di abitanti, ma il piccolo villaggio di Longshui, che prende nome dall'omonimo lago su cui si affaccia, all'interno del distretto di Shuangqiao, municipalità di Chongqing.
«IL REGNO DELLE DONNE»- La cittadina di Longshui, come dichiarato dal direttore dell'Ufficio Turistico di Shuangqiao Li Jigang, riscuote scarso interesse come meta turistica e, per potenziarne l'appeal, si è deciso di farne una sorta di attrazione da luna park. Una sorta di «women's land» che sarà attiva nell'arco di tre anni, amministrata da un sindaco donna e da funzionari femminili, dove ogni uomo, compagno, marito che sia potrà solo portare gli abiti di semplice cittadino sottoposto ad uno statuto speciale. Un regolamento che inscena per gli uomini finti processi, multe e sanzioni bizzarre come inginocchiarsi pubblicamente su tavolacci e lavare i piatti nelle cucine dei ristoranti del villaggio per chiedere venia, per non aver prestato ascolto alle richieste che giungevano dalle rispettive mogli o compagne, perché - come recita l'insegna che verrà incisa sulle porte della città - «una donna non sbaglia mai, e le richieste di una donna non possono essere rifiutate da un uomo»!.
L'IDEA- Il direttore dell'ufficio turistico ha poi rivelato come l'idea per la città di sole donne sia nata tutta per scherzo pensando al motto secondo il quale «ad una donna non si può dire mai di no». Da qui è nato un gioco, un gioco all'aperto che presto sarà praticato sull'intera superfice del nuovo villaggio: due chilometri quadrati di terra e case ancora in costruzione. Qui si invertiranno i ruoli abituali: se un uomo dovrà comprare qualcosa, chiederà alla sua lei non solo il permesso di acquistare, ma anche la cortesia di pagare, perché è lei che amministrerà le finanze, è lei che nel territorio franco del villaggio «porterà i pantaloni». Una cosa ancora abbastanza insolita in Cina, un po' meno nel mondo occidentale.

martedì 20 marzo 2007

Il miglior libro non-libro del 2007

Anche quest'anno sono state rese note le nomination al Blooker Award, il premio letterario per il più bel libro nato da blog

Ritorna puntuale, per il terzo anno consecutivo, l’appuntamento con i blooks (contrazione di «blog» e «books», libri), ovvero i riconoscimenti ai migliori libri basati sulle storie e sugli appunti registrati dai blogger nel loro spazio personale online.
EDIZIONE 2007 – Promossa dall'editore on demand Lulu, l’edizione 2007 del Blooker Award ha ricevuto 110 candidature alle nomination da 15 Paesi diversi. I blooks ammessi alla gara sono 15: i più votati delle tre categorie fiction, non-fiction e comics riceveranno 2.500 dollari di premio, mentre il vincitore assoluto, il blook dell’anno – che sarà annunciato il prossimo 14 maggio – ne porterà a casa anche altri 7.500 per un totale di 10 mila dollari. Il vincitore del 2006 – «Julie and Julia: My Year of Cooking Dangerously» – ha venduto oltre 100 mila copie in un anno, e la storia diventerà presto un film.
NUOVO GENERE – «I blooks sono l’ultima frontiera della storia dei libri» ha dichiarato Bob Young, amministratore delegato di Lulu. Il premio è infatti un modo per incoraggiare una moderna forma di letteratura, un nuovo modo di fare fiction, in cui vecchio e nuovo genere si incontrano. Secondo Cory Doctorow, blogger ed ex giudice dei Blooker, i blooks finiranno col cambiare la natura del processo creativo alla base della scrittura: «Prima i pensieri venivano annotati in un taccuino, ma ora che vengono postati online avviene qualcosa di incredibile», dice Doctorow, perché gli interventi e i commenti dei lettori contribuiscono a rendere omogenee e a sviluppare le idee e gli istanti fissati dal blogger sulla pagina digitale, fino a trasformare il tutto in un libro.